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Obama abdica al regno di Internet

Obama abdica al regno di Internet
L’ICANN è un pezzo dell’epica di Internet: ma sarebbe meglio dire che lo sono le funzioni gestite dalla sua principale emanazione, la IANA (Internet Assigned Numbers Authority). Se lo sviluppo e il presidio di queste operazioni non sono l’assedio decennale di Troia, possono comunque aspirare al paragone con l’Eneide: l’allocazione degli indirizzi IP e la «root zone» dei DNS sono infatti uno dei luoghi di origine dell’impero della Rete, come lo conosciamo oggi. La notizia che gli Stati Uniti stiano rinunciando al controllo diretto sull’ICANN rappresenta quindi una delle svolte più concrete dell’amministrazione Obama in risposta allo scandalo NSA.
La IANA è la Conservatoria Generale di Internet: l’anagrafe di tutti i nomi del Cyberspazio, di tutti gli indirizzi assegnati a qualunque computer collegato in Rete. Le funzioni che vengono gestite da questo organo si trovano alla radice della possibilità stessa di comunicare attraverso Internet: sovrintendono i meccanismi di attribuzione di un’etichetta per le macchine (l’indirizzo IP) cui spedire (e ricevere) i pacchetti di dati in circolazione; governano l’identità con cui le pagine e i documenti si presentano agli esseri umani; convertono i recapiti numerici per i dispositivi digitali in nomi di dominio (DNS) riconoscibili.Linkiesta.it è un esempio, che traduce in un’etichetta comprensibile per gli utenti in carne ed ossa l’indirizzo IP176.10.110.55; a sua volta, il DNS può essere scomposto in un dominio di primo livello (TLD), coincidente con il .it, e un dominio di secondo livello, identificabile con Linkiesta.
L’abdicazione al regno sull’ICANN è una mossa di primaria importanza sia dal punto di vista tecnico-amministrativo, sia dal punto di vista simbolico. Lo si può desumere dai termini che scandiscono la dichiarazione del Dipartimento del Commercio americano con cui è stata annunciata la decisione di consegnare la gestione dell’Authority su indirizzi IP e Nomi di dominio per Internet alla comunità internazionale: «stabilità», «sicurezza», «apertura» sono i requisiti per la Rete cui l’Amministrazione Nazionale delle Telecomunicazioni e dell’Informazione (NTIA) vincola la transizione verso l’ente che dovrà governare la IANA.
Vinton Cerf ha evidenziato nella sua nota che è lo svincolamento dalla gestione politica americana a rappresentare il requisito di garanzia di stabilità, sicurezza e apertura di Internet: la Rete si è sviluppata in un contesto indipendente dalla gestione statale, e il ritorno a questa dimensione di libertà non può che ripristinare i valori originari rimasti sepolti sotto due decenni di abusi commerciali e di dispute politiche. Il punto di vista di Cerf, che oggi è Chief Internet Evangelist in Google, deve essere trattato con il rispetto che si tributa a un eroe vivente, ad uno dei veri padri della Rete. Nel 1972, insieme a Jon Postel alla UCLA, anche lui ha fornito un contributo alla nascita della IANA organizzando un primo registro di porte e di funzioni software per le trasmissioni dei computer connessi in ARPANET. Ma il fatto che il servizio fosse finanziato dalle università e dal dipartimento della Difesa americano, permette di capire quanto complesso sia il significato che qui si deve attribuire alle nozioni di libertà e di indipendenza. Come insegna la mitologia greca, la rete somiglia al cerchio, non alla retta: è labirintica, mutevole, astuta, come il polipo. Il dizionario di Vinton Cerf mostra che le cose stanno ancora come ai tempi di Omero.
Nel messaggio dell’AT&T le nozioni di stabilità, sicurezza e apertura, ricorrono cinque volte in un testo di poco più di 800 parole: la preoccupazione per la deriva della IANA fuori dalla protezione di Washington trapela tra le righe di un messaggio che è formalmente ottimistico. Newt Gingrich, ex presidente Repubblicano della Camera dei Rappresentanti, rinuncia invece alle diplomazie dell’AT&T e via Twitter sfoga il suo malumore: «ogni americano dovrebbe temere che Obama abbandoni il controllo di Internet a un gruppo non identificato. Questo è molto, molto pericoloso».
In realtà la decisione di Obama obbedisce ad una sequenza di inviti arrivati dall’Unione Europea, e dalle minacce di «scissione» ventilate da paesi come il Brasile, l’India e persino dalla Germania, dopo la deflagrazione dello scandalo Datagate. Non ultimo, lo stesso presidente dell’ICANN, Fadi Chehadé, aveva dichiarato nella conferenza stampa a Buenos Aires dello scorso novembre, che la linea di evoluzione per la Società dovesse essere la liberazione dal controllo delle autorità americane.
Ma tutti i leader delle principali organizzazioni coinvolte nella gestione dell’infrastruttura tecnica di Internet si erano espressi in questa direzione lo scorso 7 ottobre in Uruguay. La loro preoccupazione era impedire una progressiva balcanizzazione della Rete, con la creazione di cluster autonomi, come quelli già organizzati dall’Iran e dalla Cina. L’auspicio era evitare che l’esempio di queste nazioni, poco preoccupate della libertà di parola e di pensiero, potesse essere seguito anche da altri Paesi emergenti; il piano consisteva in uno scenario identico a quello proposto dalla risoluzione del governo americano: la cessione degli organismi di controllo ad autorità internazionali, non coincidenti con alcuna nazione specifica, né con un’alleanza tra un gruppo di Stati. La gestione dell’ICANN deve essere riservata ad una società privata, che rispetti gli interessi di tutti gli altri soggetti privati coinvolti nella cultura e nell’economia della Rete.
L’ICANN è a tutti gli effetti una corporation, che è regolata dalla normativa californiana delle imprese no-profit. La IANA è stata ceduta nel 1998 in concessione dal Dipartimento della Difesa, che lo aveva sovvenzionato dai tempi di ARPANET, a quello del Commercio: l’ICANN è stato costituito con lo scopo di amministrare la nuova gestione, ed ha ricevuto la conferma del mandato di nuovo nel 2003, nel 2006 e nel 2011, con scadenza il prossimo anno. La sequenza dei passaggi ha condotto quindi da una comunità scientifica co-finanziata dai militari all’amministrazione pubblica del commercio americano; il testimone ora dovrebbe essere condotto fuori dall’epicentro statunitense, verso una sorta di concerto delle imprese commerciali distribuite a livello globale. L’epica non è la logica, per questo incoraggia a vedere in questa configurazione la ricerca di una coerenza di valori (libertà, sicurezza, stabilità, apertura), in una continuità di istituzioni che dovrebbe abbracciare l’esercito, l’università, l’anarcoliberismo delle corporation contemporanee. Il nesso, oltre a stabilire un’equivalenza di garanzie istituzionali tra Google e il corpo dei Marines, dovrebbe anche chiarire la compatibilità di valori come la libertà e la sicurezza – un tipo di consistenza che il dibattito sull’NSA ha, se non altro, messo in discussione.
La missione e lo statuto della IANA sono l’effetto di un eposcollettivo che ha eletto in Jon Postel il suo eroe principale. In realtà sono il suo nome e il suo magistero che agiscono come garanti di congruenza tra tutti i termini in conflitto. È il suo modello di vita, il suo metodo, la sua onestà intellettuale, cui tutti i soggetti del dibattito si appellano come regola di governance e missione per il futuro della IANA.
Prima alla UCLA, poi alla University of Southern California, dal 1969 Postel è stato l’estensore degli RFC («Richieste di commenti») che hanno scandito la nascita dei principali protocolli su cui si reggono gli scambi di comunicazione della Rete. L’acronimo IANA compare per la prima volta nel 1990 nell’RFC 1160 firmato da lui e da Joyce Reynolds, in un riepilogo storico delle funzioni di assegnazione di numeri e indirizzi: l’espressione doveva quindi già essere in uso da tempo. Postel ha cercato di istituzionalizzare l’Authority, a dispetto della decisione assunta nel 1995 dalla National Science Foundation di concedere l’assegnazione dei DNS alla società privata Network Solutions, che erogava il servizio in cambio di una commissione di 50 dollari per ogni operazione. Solo il 30% della somma doveva essere devoluta all’Intellectual Infrastructure Fund per il sostegno alla crescita di Internet. L’insoddisfazione della comunità dei vari operatori della Rete era palpabile, a causa dei vantaggi economici attribuiti in via arbitraria ad un soggetto privato come Network Solutions.
Postel ha trasformato l’Authority in una rocca inaggirabile per l’operazione di assegnazione dei domini creando un nuovo livello più alto rispetto a quello in uso da Network Solutions. Questa operazione lo ha esposto ad un conflitto aperto contro il consigliere scientifico del presidente Clinton, Ira Magaziner, che lo ha minacciato di un esilio perenne da qualunque attività su Internet. Come i migliori eroi dell’epos classico, Postel ha portato comunque a compimento la sua missione, conferendo alla IANA lo statuto attuale, e morendo poco dopo il successo dell’operazione, il 16 ottobre 1998.
David ha sconfitto Golia, e dalla sua fionda è nato l’ICANN. Verso quali giganti saranno scagliati i prossimi proiettili? Ma soprattutto, c’è ancora spazio per un nuovo David, e riusciranno i nostri eroi a rintracciare il suo indirizzo?

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