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Internet delle Cose, manca solo la tua casa!

Internet delle Cose, manca solo la tua casa!
Quartz, il magazine online dell’Atlantic pensato per chi “si occupa di business nell’economia globale”, ha dedicato nel mese di dicembre una serie di tre articoli al fenomeno dell’Internet delle Cose scritti dal giornalista di tecnologia Christopher Mims, che si chiede se il 2014 sarà davvero l’anno dell’invasione delle device intelligenti e connesse.
La diffusione capillare degli smartphone è stata una fase preliminare della roadmap che ci porterà a un mondo dove tutto è connesso. I nostri telefoni hanno ormai assunto il ruolo di “wireless hub” per altre device in commercio. Smartwatch, Google Glass e tutta una serie di sensori come quelli per il fitness hanno bisogno, per funzionare correttamente, di collegarsi via wifi o bluetooth al nostro smartphone, che sarà sempre di più presto la porta d’accesso al nostro grafo fisico (gli oggetti a cui siamo collegati) oltre che a quello sociale (la rete di amici a cui ci relazioniamo tramite i social network). Gli smartphone rappresenterebbero, dunque, una sorta di “droga di passaggio” verso il prossimo livello di iperconnettività e ora che la loro diffusione è diventata capillare, sarà di sicuro più semplice vendere dispositivi che ne sfruttino le caratteristiche: accelerometro, bussola e GPS sono già tecnologie integrate che possono lavorare in coppia con molteplici tipologie di sensori.
Quest’anno Cisco ha reso nota la sua previsione: entro il 2022 il mercato dell’Interet of Everything varrà 14 triliardi di dollari. Eppure una delle compagnie che al momento va meglio in questo campo, Smartthings, ha venduto nel 2013 solo 10.000 unità del suo prodotto per controllare la propria abitazione da remoto. Sono briciole se si compara il dato con i 360 milioni di smartphone venduti nello stesso periodo nella sola Cina. Ma finché la domotica non prenderà piede la rivoluzione IoT rimarrà a metà. In mobilità siamo già nel terzo millennio, ma le nostre case non sono “più intelligenti” di quelle del secondo. Quando lo diventeranno e saranno capaci di comunicare con noi e le nostre device saremo pronti per la prossima rivoluzione delle interfacce, che si concretizzaerà attraverso i cosiddetti “bottoni invisibili”. Un bottone invisibile è un’area nello spazio che si attiva quando viene “cliccata” e ciò avviene quando una persona o un oggetto come uno smartphone  un sensore entrano all’interno di una determinata area, che a seconda dei casi può essere grande da pochi centimetri (la grandezza del chip di una carta di redito che viene accostata a uno sportello) ai diversi metri di una stanza che “sa” quando siete al suo interno. Gli smartphone, infatti, già raccolgono dati senza che gli utenti se ne rendano conto. Nel secondo articolo della serie di Quartz si legge:
“Gli oggetti sui nostri corpi (sensori, occhiali intelligenti) e quelli nelle nostre case (termostati intelligenti, impianti di illuminazione e sistemi di sicurezza) possono essere programmati per agire in modi complicati e inaspettati una volta che internet potrà tracciare la nostra presenza, i nostri spostamenti e quelle che potrebbero essere le noste intenzioni. Per esempio una casa intelligente potrebbe sapere quando vi svegliate in base a un sensore che portate al polso, incominciando a scaldare l’appartamento, accendere la caffettiera e disattivare l’allarme”
Quando tutti i nostri oggetti e le nostre case lavoreranno insieme, collegando realtà fisica e mondo digitale, non sarà più necessario agire concretamente nel mondo fisico. Sarà l’ambiente intelligente attorno a noi a coccolarci prevedendo e soddisfando in anticipo le nostre esigenze.
Leggi la serie su Quartz

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