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Anobii, la scommessa social di Mondadori

Anobii, la scommessa social di Mondadori

Il colosso di Segrate ha appena comprato la piattaforma di social reading più famosa in Italia, Anobii. Il matrimonio tra editoria e internet sarebbe l’incubo di ogni wedding planner, ma, si sa, in un mercato che arranca bisogna osare. Alcune critiche evidenziano che l’operazione manca di freschezza: se solo un anno fa l’acquisizione sarebbe potuta essere un vero game-changer, forse ora l’attimo è già sfumato. Il periodo di maggiore hype per il sito nel nostro paese risale, infatti, agli anni 2010-2011. Si tratta per certi versi di vedere il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto, ma può darsi che “meglio tardi che mai” risulti alla fine il commento più adeguato.

Per quelli a cui ancora sfugge che cosa sia Anobii, si tratta di un social network verticale, ovvero specializzato, che tratta del mondo dei libri dal punto di vista dei lettori. Le funzioni principali del sito consistono nel dare la possibilità di condividere la propria libreria virtuale, fare recensioni e seguire altri utenti con gusti simili ai propri per scoprire nuovi titoli. Anobii, tuttavia, non ha molti utenti nel mondo: appena un milione di persone sono iscritte al servizio. Il suo declino sembrava certo, dato che ormai il suo sviluppo era stato praticamente abbandonato dopo i lievissimi miglioramenti apportati nel transito inglese sotto la proprietà della compagnia di supermercati Sainsbury.

Eppure Anobii rimane il social network più utilizzato in Italia per parlare di libri, con un totale di 300mila utenti nel nostro paese. Anche se irrilevante a livello mondiale, rappresenta dunque quasi per intero il comparto del social reading italiano. L’interesse di un attore come Mondadori è dunque cosa più che naturale. Chi le rimprovera il ritardo, forse si dimentica che l’operazione, in pratica, salva la community degli anobiani nostrani da una morte che sembrava inevitabile.

Le vicende di Anobii dimostrano come le vie della rete siano proprio globali: il social network nasce ad Hong Kong nel 2006 e per quello che risulta essere un vero e proprio esempio da manuale di serendipità, si è trovato pochi anni dopo a spopolare in Italia. Dopo essere passato sotto il controllo degli inglesi di Sainsbury, che hanno sfruttato Anobii per trarne una sorta di spinoff per vendere ebook, il social network dei libri si trova dunque a formalizzare lo speciale rapporto in quella che è diventata la sua terra adottiva, l’Italia. Le critiche mosse al tempismo dell’operazione, tuttavia, colgono in parte nel segno e bisogna vedere se la gestione Mondadori riuscirà a recuperare il tempo perduto. L’acquisto avrebbe potuto essere meglio capitalizzato anche solo un anno fa, certo. Il mercato editoriale, però, funziona in modo diverso rispetto a quello tecnologico e chi si occupa di libri deve avere per forza uno sguardo più lungo (che significa anche più lento) rispetto a chi opera in altri settori.

Anobii è un sito che come pochi altri è riuscito ad accaparrarsi l’affetto dei lettori. E i lettori di Anobii non sono un pubblico qualsiasi: sono un pubblico molto affezionato. Nonostante infatti alternative (funzionanti) come Goodreads, nessun’altra piattaforma sociale è stata in grado di soffiargli quello che c’è di più importante: il valore aggiunto, ovvero quella galassia di buone pratiche e capitale emotivo che gli utenti hanno investito nel sito. In gioco non ci sono solo quote di mercato, ma i sentimenti di una categoria molto agguerrita di consumatori. Come nelle pratiche magiche, Mondadori deve aspettarsi una risposta moltiplicata tre volte tanto a seconda di quale strada verrà intrapresa. Se avrà successo nel resuscitare il sito si sarà guadagnata sul campo la gratitudine (e anche le opinioni, gusti, abitudini e grafo sociale) di una buona fetta dei lettori seriali italiani. Se invece l’acquisizione si rivelerà una pura e semplice operazione commerciale che non riuscirà a valorizzare il capitale umano presente nella base utenti di Anobii, questi ultimi di sicuro non la perdoneranno.

Le dichiarazioni rilasciate a Linkiesta dal responsabile del progettoEdoardo Brugnatelli mirano in questo senso a rassicurare la community. Alla domanda se è intenzione dell’azienda capitalizzare nell’immediato l’investimento, integrandolo con servizi commerciali, ha risposto:

“Se ci dirigessimo verso l’ecommerce e l’advertising ci faremmo parecchio male, tradiremmo la filosofia originaria di Anobii e finiremmo per danneggiare gravemente il suo asset più importante: la community che, giustamente, ci abbandonerebbe in massa. La logica entro la quale ci muoviamo è a più ampio respiro: abbiamo una necessità assoluta di poter ascoltare quello che i lettori pensano dei libri, per orientare – fra l’altro – molte delle nostre scelte editoriali future, per capire l’ecosistema digitale entro il quale sempre più ci troviamo a operare”.

Brugnatelli ha poi assicurato che “il servizio rimarrà un’entità autonoma” e che i problemi da risolvere nell’immediato sono quelli di natura tecnica che ostacolano l’utilizzo fluido di Anobii. Innanzitutto, dunque, rendere più veloce la navigazione e poi lo sviluppo di applicazioni che rendano fruibile il servizio via mobile. Mondadori promette dunque di non stravolgere il servizio, ma semplicemente di restituirlo (funzionante) agli utenti.

Nonostante i dubbi legittimi, l’acquisizione di Anobii potrebbe rivelarsi come una delle più importanti scosse per risvegliare l’assopito panorama culturale italiano. La scommessa di Segrate è bella grossa, una di quelle in cui ci si gioca la faccia. Anobii sarà per Mondadori quello che è stato MySpace per Yahoo o funzionerà invece come YouTube ha funzionato per Google? È proprio il caso di dirlo: il giudizio lo daranno i lettori. O meglio, gli anobiani.

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